martedì 6 ottobre 2009

Mezze favole

Ditegli che l'ha persa per avela tradita.
Che a lei poi non serviva una stampella
ne' un reso al comune peso
di un connubio puramente casuale.

Spesso ha baciato piastrelle
per rive ostili d'avambraccio
dirette al cuore come un sisma,
vomitando anche la burla
da un torrino d'ossa
ingravidato d'aria piu' cattiva del gelo.


Ora porta segni all'occhiello dei morti
e rese ingrate alla follia piu' forte
tra le mille ed una notte
frullate nere in coscienza
nella parte che male invento'
quell'inestionguibile destino d'anatra zoppa.

giovedì 3 settembre 2009

Sicilia

Respiro ancora alle partenze tappandomi il naso ad ogni specchio. I miei capelli castani mi sembrano insofferenti tanto quanto certi ricordi. E' la solita storia del ritrovamento di tutti i pesi miei e non miei , mentre qualcosa continua a mancarmi da sempre. Il pensiero di volare per un attimo mi rasserena, nei transiti in qualche modo mi ritrovo. Fontanarossa e' spoglio , ma ha l'allegria e quella luce solo del sud. Tutti mi sembrano sorridere. Sono forse le aspettative di nuovi dove e quando ; agavi, gelsi e palmeti ed un barocco regale all'ombra di granite alla frutta. In qualche modo mi sento in spagna e decido di non pensare piu' . L'acqua e' fresca e profumata di muschio di mare e tutti quei sassi lavici rotondi mi rimangono negli occhi come lo stesso sole. Poi i dlin dlin dell'architetto , bello come una statua. Mi fa sognare l'impossibile residenza a roma ed un matrimonio con bambini ....sara' perche' interpone il suo pene tra il suo sorriso prettamente notturno e l'acqua dove e' immerso nello stesso mio tempo.

venerdì 31 luglio 2009

ipo-zone


Di quanto si vive contratti nei dettagli,
sgorgando rapidi dai ritiri,
come fiore e feto del momento,
o aggeggini di smalto cinese
parti dell'incuria e della fretta,
residui d'ordine insensato;
sei solo cellula
concentrata in punta delle tue dita,
maceria d'unita' incompiuta ,
raffazzonata poesia contorta
dagli occhi suini accesi,
nel tacchettare invadente
di passi soli all'indietro.

mercoledì 22 luglio 2009

Vorrei ricordarti
d'un calore rosso
come un pezzo di vita serio
sulle pietre di Strada Maggiore,
con il caldo che staglia
la voce di mezze lune
e le sue piccole morti nei mattoni.
Sorrido all'inedia dei tuoi riccioli grigi,
e a tutta l'acqua che manca
nello spazio dei chilometri.
Ho una nuova casa adesso
ed nuovo strato di pelle aborigena,
di nuovi geni ,
per piu' crudi ornamenti.

martedì 21 luglio 2009

Sono andata a spiare un mio sogno. Ed e' qui che capisco perche' devo vivere e perche' devo scomparire. La mia tela non ha prede perche' non ho fame , o forse perche' la fame , ha fame di prede che siano davvero per me . Nessuna domanda e nessun desiderio ad ora. Puo' essere normale , come normale e' mentirsi o capire di essere arrivati alla fine di un viaggio che ti ha ricondotto solo all'inizio , quando ti illudevi di ricordarti chi eri, senza aver certezza che fossi.

lunedì 20 luglio 2009

Aveva un odore stantio addosso ed un senso che rimandava a qualcosa di non pulito. Pero' si ravvisava una morbidezza inconsueta nel tessuto della sua pelle , nelle mani lunghe e timide e nella luce nera negli occhi d'ossidiana . E poi quella musica , insieme alla sua sua voce , entrava nei pertugi segreti come in quelli delle mura di collina di quella bella e romantica citta' antica. Sarei voluta restare, li ancor un po' per capire , ma il tutto mi era gia' arrivato addosso come un treno.
Incredibile come cio' che non potevi immaginare tuo, ti si inculchi dentro inconsapevolmente e cominci a far parte di un tuo personale gusto nuovo. E la paura ti cresce dentro come un falso buon trifoglio di piacere che reinverdisce la coscienza e l'inizio della sopraffazione . Ho chiuso presto tutto tra due pagine di un libro a caso. L'oracolo aveva cominciato a infilzarmi di frasi fatte ed ho avvertito istantaneamente il mio cuore in pericolo come allora.
Ho percorso un altro ponte. Lungo quanto breve , con la fuga nelle tasche e l'implorazione tra le mani. La medicina ancora irraggiungibile , il chirurgo piu' blasfemo che mai . Ho afferrato anch'io il bisturi , nell'intento di operarmi . Sto camminando a fatica. Non basta un bacio perche' la terra si ammorbidisca o perche' si riesca a sentire la consistenza degli occhi diversa da quella di due aghi di pino. Ancora un colpo secco alle mie bugie ed un vuoto che fuma da citta' a citta'.

domenica 10 maggio 2009

Se solo fossi stata.
Ora.
Allora.
Dopo.
Bologna ed il degrado del sonno.
La bestemmia,
stagnante in una testa vuota
ferma al 14
( come se dovessi o potessi tornarci..)
come se sapessi ancora inventare favole verdi
alle invettive
dei tanti attimi risucchiati nel vino e nell'asfalto.

Coperta

Coperta piu' corta
scinde da ogni maiuscola.
La zavorra di voci
non rialfabetizza l'idea,
si coprono solo le spoglie
di una fragile ossatura.

Assenza Illustre

Non si puo' dire
che un'esplosione silenziosa
sia di colpo circondata dal deserto
di un disonesto tacere.
Tabelle, tempi, dosi di dolore
fanno da tagliole alla sommossa della carne,
e i cattivi pensano che non ho piu' stomaco.

sabato 4 aprile 2009

Il solco del vecchio

Il soffitto immobile perpetuava ancora una volta la sua solita idea dello scontro frontale con quella gestione abituale delle settimane. L'esistere e l'esistente impiantate nelle viscere insieme a quel soffitto , aderenti dentro come un morso di rabbia bianca di una luce sopraffatta.

- Anche gli scogli minacciano di naufragare , senza poi saper aspettare di rompere davvero con la propria biografia e con i sentimenti . Inutilizzati , inutilizzabili or ora , per lo piu'.
Avrei voluto essere un eterno discorso di uomo orgoglioso , appannato solo di notte , quando correnti elettriche e liturgie vagano senza farti male perche' ci penserai domani , quando ti rivestirai ed avrai la pancia un po' piu' scavata per il prodigio che sai. Anna , con il naso a punta ed i suoi rosari di trionfi , ogni tanto mi si sposta nel cuore . E' un movimento al setaccio del mio essere immobile , dell'essere qualcuno che dirige la musica con disprezzo persecutorio per la sua assenza . Ho sempre applaudito la sua tentazione , trovandola attuale e pericolosa come il suo volto morbido , ed ho abolito ogni confessione di fuga dal mio corano ritrovato spesso solo nei suoi baci. Bocche e grappoli di glicini contenti , precipizi e chilometri oltre , occhi ed unghie per il solo possibile gigantesco salvataggio . L'andare non e' mai sfregio di un diritto , ma solo un esempio arrogante di quanto puoi non esistere nell'incosapevolezza delle cose o di quando fai finta di niente , perche' tutto t'appare normale.
-


E poi non rimane che una idelogia e mezza , coagulata spesso in uova strapazzate e solchi del vecchio di un'alba di un'ennesimo sabato mattina fra mura e cielo cinoamericani.

Consorteria della buonanotte

La nenia porta sempre un vestito bianco
e t’accarezza con lo stesso nullismo suicida delle foglie di Gennaio.
Ad occhi chiusi ho una sola parola,
per lo piu’ iniqua,
blu notte come i mirtilli,
montata a neve come ogni metro di giudizio.

Buonanotte.

Che sia notte assoluta,
sulla sordida fiammata bugiarda del mattino,
a vendicare famelica i venti,
e a mediare nobile un altro passo falso passo altrove.
Lucro alle convulsioni del sole,
e resto ancora vedova di duelli.

Il resto , e’ spettacolo

Petalo

Sbatto spesso le ciglia in scarsa volatilita’.
Le terapie sono solo liquide ,
dipendenze da pietre e cieli chiari,
quasi sempre senza un corpo,
e nessuna verita’ ufficiale.
Cibati d’api e fiori ,
buoni pasti di domenica ,
ed altre magagne dell’imperfezione:
ti diranno che non e’ mai esistita alcuna asimmetria di conflitto
ne’ mai alcun contendente .
Solo un inceppo peccaminoso
alla torta che ti spetta ,
la deriva della margherita che porti all'orecchio.

Mappature

Ovunque possa ripetersi,
allentata eccetera,
una luna di miele balistica alla cautela,
di concilio dormiremo sempre
su queste ultime promesse atlantiche
d'orgasmi e pesciolini d'oro
in linea ultimativa
a schivare gli angolidella diversita' dei veleni.

venerdì 31 ottobre 2008

Lilac Wonder

Aspetta che s'ammazzi l'inverno ,
e spiri d'un tratto il colore stordito
delle tue stasi inermi .
L' invocare madonne ,
e' ricorrenza umiliante negli occhi ,
riverbero nella testa e nella penna ,
dei gorghi della fame
a ridosso di un letto a molle
che provi ad amare come l'unico scampo.

Troppo silenzio
e' rischio d'attitudine .
Una dilazione scadente ,
in gesti elefantiaci
d' autoprotezione superata.

Quello sboccio
di ricci neri in gola ,
tinse la tua bocca di tulipano
come scia stellata di buio
nell'occhio del citrino che avesti in regalo.

L'unico giorno in cui ti ci volle ben poco per dire :
evviva me , crepi il mondo .